Alberto Caramagno, Medico Chirurgo specializzato in Ortopedia e Traumatologia.

Mi sono laureato con lode all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma nel 2004 e mi sono specializzato con lode presso lo stesso ateneo nel 2009.

Attualmente lavoro a Mantova e provincia.

Ricopro il ruolo di Dirigente Medico nella divisione di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova.

In passato ho lavorato con la stessa qualifica alla Fondazione Poliambulanza di Brescia, ho collaborato con l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e ho ricoperto il ruolo di medico di squadra presso la società sportiva Rugby Calvisano.

Sono autore di svariate pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali e ho partecipato a numerosi corsi di perfezionamento sia in Italia che all’estero.

Mi occupo principalmente di chirurgia protesica e artroscopica e di terapia infiltrativa, tendo comunque a mantenere una certa confidenza in tutti i settori dell’ortopedia-traumatologia. Ad oggi ho eseguito più di 2500 interventi come primo operatore.

L’ortopedia è la mia passione e missione, che cerco di svolgere con l’impegno di cogliere il bisogno di salute del paziente al di là dell’aspetto tecnico della professione.

Nonostante la mia attività principale sia quella chirurgica, non mi piace definirmi ‘chirurgo ortopedico’, abitudine sempre più diffusa tra gli specialisti di questa materia in Italia. Preferisco presentarmi come ‘Ortopedico-Traumatologo’, come si usava una volta.

Ci tengo a questa precisazione perché l’uso delle parole cela un cambiamento culturale in atto.

Medico che cura un paziente. Ariballo attico, 480-470 a.c. Museo del Louvre, Parigi.
Medico che cura un paziente. Ariballo attico, 480-470 a.c. Museo del Louvre, Parigi.

L’espressione ‘chirurgo ortopedico’ è palesemente di importazione anglosassone (‘orthopaedic surgeon’) e il suo crescente sfoggio dimostra la volontà di sottolineare l’aspetto più propriamente chirurgico di questa professione, nell’intento di volerne aumentare il prestigio.

Personalmente penso che l’aspetto chirurgico non aumenti alcun che, ma sia solo una delle proprietà di questo ruolo. E non la più importante.

Dalla medicina di provenienza anglofona abbiamo sicuramente molto da imparare. Al tempo stesso, però, sono fermamente convinto che dovremmo tenerci distanti dal tecnicismo e dalla frammentazione che l’hanno contraddistinta, e dovremmo recuperare quell’Umanesimo di ampie vedute che ha fatto grande la nostra cultura medica in passato.

Le nostre università hanno insegnato la medicina al mondo, il nostro patrimonio culturale è unico; sarebbe veramente un peccato farne a meno.

Di questo Umanesimo medico, tutto latino e mediterraneo, mi impegno quotidianamente a esserne fautore nell’interesse del paziente.

L’intento di questo spazio è di rendere partecipe chiunque ne sia interessato.