L’infiltrazione dell’anca. Perché eco-guidata.

Quando l’articolazione dell’anca è colpita dall’artrosi, o da problemi cartilaginei in generale, può rivelarsi estremamente utile iniettare all’interno di essa delle sostanze in grado di contrastare questi fenomeni. La sostanza che maggiormente viene utilizzata in questa modalità per la cura dell’artrosi è l’acido ialuronico.

Come abbiamo visto in precedenza, l’iniezione di acido ialuronico all’interno di un’articolazione ha una doppia funzione:

  • La viscosupplementazione: cioè la proprietà di migliorare le qualità meccaniche del fluido intraarticolare in termini di lubrificazione e ammortizzamento
  • La viscoinduzione: cioè la capacità di migliorare la produzione interna di acido ialuronico propria dell’articolazione che viene infiltrata.

Le articolazioni degli arti superiori e inferiori sono generalmente facilmente raggiungibili con tecniche ‘alla cieca’: attraverso l’individuazione di precisi punti anatomici, nella maggior parte dei casi rappresentati dalle prominenze ossee, lo specialista può trovare la porta d’ingresso a quella specifica articolazione attraverso cui introduce l’ago che permette di iniettare delle sostanze o di prelevare del liquido.

A questa regola fa eccezione l’articolazione dell’anca.

Nel caso dell’anca, per raggiungere l’articolazione vera e propria con un ago bisogna attraversare degli strati muscolari piuttosto spessi. Inoltre, nei punti in cui si può introdurre l’ago, la capsula articolare è abbastanza aderente alla superficie ossea, pertanto lo spazio in cui posizionare la punta dell’ago per l’iniezione è piuttosto piccolo. In pratica la difficoltà che presenta l’anca quando la si deve infiltrare equivale a quella di colpire un bersaglio piccolo scagliando una freccia da un punto molto lontano, e perfino bendati!

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L’articolazione dell’anca (in trasparenza) circondata da spessi strati muscolari
Schermata 2017-05-29 alle 10.07.37
L’articolazione dell’anca circondata dalla sua capsula articolare

Questo è stato dimostrato anche scientificamente. Studi clinici hanno dimostrato che l’esecuzione di un’infiltrazione dell’anca ‘alla cieca’ (facendosi guidare soltanto dalla palpazione delle prominenze ossee) porta nella maggior parte dei casi a iniettare la sostanza terapeutica al di fuori dall’articolazione, rivelandosi pertanto senza nessuna efficacia.

Per questo motivo si rende necessaria una tecnica che dia la certezza di raggiungere con precisione quel determinato spazio e di potervi introdurre le sostanza terapeutica più opportuna, senza il rischio di ledere strutture circostanti (nervi, vasi, tendini) o almeno senza il rischio di iniettarla nei tessuti molli intorno l’articolazione, cosa che comporterebbe una manovra inutile ai fini terapeutici.

Lo strumento che maggiormente si è rivelato utile a questo scopo è l’ecografia. Essa utilizza gli ultrasuoni per creare delle immagini un po’ come fa il sonar di una nave. Appoggiando la sonda sulla pelle del paziente l’ecografo emette delle onde acustiche che vengono riflesse dai tessuti con diversa frequenza in base alla loro consistenza. Le onde riflesse permettono alla macchina di costruire delle immagini in tempo reale.

Gli ultrasuoni sono assolutamente innocui, la tecnica quindi è riproducibile indefinitamente.

Attraverso l’ecografia lo specialista può riconoscere le strutture poste in profondità fino al piano osseo, cioè fino all’articolazione vera e propria. In questo modo può individuare il punto più adatto per eseguire l’infiltrazione e può seguire l’ago in tutto il suo percorso fino a che la sua estremità faccia il suo ingresso nell’articolazione. A quel punto può guardare la sostanza che fa il suo ingresso nell’articolazione. L’ecografia permette di eseguire l’intera procedura con estrema sicurezza, poichè, avendo l’ago sotto visione diretta, l’operatore può indirizzarlo nella direzione giusta e anche correggersi se sono state intraprese traiettorie errate.

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In mani esperte eseguire un’infiltrazione dell’anca sotto guida ecografica non è più un ‘colpo’ alla Robin Hood ma una procedura sicura che garantisce al paziente e allo specialista la corretta introduzione della sostanza che si vuole utilizzare all’interno dell’articolazione.

Studi clinici hanno evidenziato i benefici dell’infiltrazione di acido ialuronico in presenza di un’anca con problemi cartilaginei o con franca artrosi. La bassa invasività di questa metodica rendono questi studi ancora più interessanti agli occhi di pazienti e di specialisti, in particolare se messa al confronto con le possibili terapie chirurgiche indicate in situazioni analoghe.

Ovviamente è impensabile che un’infiltrazione di acido ialuronico (o di qualunque altra sostanza) possa sostituire un intervento di protesi, ma in casi ben selezionati può sicuramente essere una valida alternativa, a patto che la sostanza raggiunga il posto giusto.

 

 

 

 

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