Sacro-ileite: un mal di schiena che non è un mal di schiena.

Il mal di schiena è una delle affezioni più comuni del genere umano e generalmente deriva da un problema della colonna vertebrale. Le cause però possono essere molteplici e riguardare strutture anatomiche completamente differenti. Per questo un mal di schiena persistente va sempre indagato con l’aiuto del proprio medico di fiducia. Può risultare, per esempio, che un dolore riferito alla zona lombare ‘bassa’ non derivi propriamente da un problema alla colonna vertebrale ma da una struttura anatomica adiacente denominata articolazione sacro-iliaca.

L’articolazione sacro-iliaca è una giuntura all’interno del bacino che si realizza tra l’osso sacro e l’osso iliaco. A prima vista, più che un’articolazione sembra un incastro ed effettivamente i movimenti che è in grado di effettuare sono estremamente limitati, però questi piccoli movimenti sono compiuti sotto la pressione di spinte considerevoli e la sottopongono a enormi sollecitazioni.

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Le due articolazioni sacroiliache viste da davanti
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Le due articolazioni sacroiliache viste da dietro

Il suo ruolo è molto sottovalutato e non è cosa infrequente che si scambi un problema a suo carico con un mal di schiena o un dolore all’anca dello stesso lato. Inoltre essa è altamente innervata. Questo fa sì che una sua disfunzione possa risultare estremamente dolente e limitare pesantemente la qualità di vita di chi ne è affetto. A volte il dolore può essere così intenso da impedire di stare in piedi e di camminare e in alcuni casi può mimare una sciatica.

La causa più comune di dolore dell’articolazione sacroiliaca è l’artrosi. Spesso una sacroileite (cioè di una infiammazione all’articolazione sacroiliaca) può far parte di un quadro clinico più ampio. Vi sono infatti alcune malattie reumatiche, come la spondilite anchilosante e la malattia di Reiter, che includono nelle loro manifestazioni proprio la sacroileite. In rari casi l’articolazione sacroiliaca può essere sede di infezioni.

Per una diagnosi accurata e approfondita è innanzitutto fondamentale la visita specialistica. Durante la visita il medico che sospetta di un problema all’articolazione sacroiliaca verifica che sia proprio essa l’origine del dolore con appositi test clinici e che i sintomi non siano confusi da una concomitante patologia della colonna vertebrale o dell’anca. Non si esclude che vi possano essere anche più problemi presenti contemporaneamente, anzi non è così infrequente che un dolore proveniente dalla sacroiliaca si associ con un problema alla colonna vertebrale e/o all’anca.

Per confermare la diagnosi sono necessari sia esami radiografici (radiografie semplici e risonanza magnetica o TAC) sia esami del sangue comprensivi di indici che permettono di identificare la presenza di una malattia reumatica.

La cura di un dolore all’articolazione sacroiliaca si basa principalmente sulla cura della patologia che lo provoca. Pertanto se è presente una malattia reumatica (come la spondilite anchilosante o la malattia di Reiter) questa deve essere adeguatamente trattata con farmaci antiinfiammatori e immunosoppressivi. La cura di un’infezione invece inizia sempre con l’utilizzo degli antibiotici.

Abbiamo visto però che la causa più frequente è l’artrosi. In questi casi la terapia consiste inizialmente nell’introdurre dei cambiamenti dello stile di vita per evitare che questa articolazione venga sovraccaricata da eccessive sollecitazioni. In particolare viene raccomandato, per esempio, di evitare di sollevare pesi eccessivi e in posizioni non corrette, inoltre vengono consigliate le posture adeguate da adottare in posizione seduta. Da evitare sport di contatto, esercizi in rotazione (per esempio il golf), viaggi lunghi in bicicletta.

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Nella cura dell’artrosi della sacroiliaca sono di estrema utilità i farmaci antiinfiammatori e analgesici. Si possono associare altri prodotti che hanno la funzione di ‘neuroprotezione’. Cioè il trattamento si può avvalere di sostanze atte ad evitare che il dolore venga amplificato (e tal volta modificato) dalla ricca innervazione dell’articolazione sacroiliaca.

Molto efficaci sono le infiltrazioni di anestetico locale e cortisonico, per lo più effettuate sotto guida radiografica o ecografica. Esse possono eliminare il dolore anche per molto tempo. Quasi sempre però il sollievo è temporaneo ed è stata stimato un periodo medio di circa 6 mesi.

Quando il trattamento conservativo non è sufficiente a eliminare i sintomi è possibile ricorrere alla chirurgia. Essa consiste essenzialmente nel bloccare l’articolazione, con una procedura che viene chiamata ‘artrodesi‘ e che sta ad indicare appunto la fusione dell’articolazione. Questa procedura si basa sul fatto che abolendo il movimento dell’articolazione si elimina contemporaneamente anche il dolore che ne deriva. Essendo un’articolazione dai movimenti molto limitati, dopo l’intervento, non ci si accorge di questa mancanza di mobilità. Pertanto è un trattamento di indubbia efficacia da prendere in considerazione quando le altre terapia hanno fallito.

Recentemente sono stati sviluppati dei prodotti e delle tecniche che permettono di effettuare l’intervento con metodi mini-invasivi che hanno notevolmente ridotto i tempi di recupero e la disabilità relativa al periodo post-operatorio.

L’intervento di artrodesi dell’articolazione sacroiliaca con tecnica mini-invasiva consiste (nella maggior parte dei casi) nel posizionare tre barrette di titanio attraverso l’articolazione stessa sfruttando delle mini-incisioni nella regione glutea e avvalendosi in sala operatoria dell’ausilio della fluoroscopia (raggi x a bassa intensità).

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Artrodesi della sacroiliaca sinistra con barre metalliche

Dopo l’intervento viene raccomandato una ripresa graduale e progressiva del carico sull’arto inferiore corrispondente alla sede d’intervento. Il carico completo viene raggiunto generalmente nell’arco di 3-4 settimane. Contemporaneamente e successivamente vengono intrapresi, con l’assistenza del fisioterapista, gli esercizi di rinforzo muscolare.

Come tutti i tipi di chirurgia anche questa può avere le sue complicanze. Gli studi attuali riportano una percentuale di complicanze molto ridotta, che complessivamente si aggira intorno al 4% e che, principalmente, consistono nella persistenza del dolore.

 

 

 

 

 

 

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